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Osteoporosi secondarie
06-12-2012 | Senato della Repubblica - Sala Caduti di Nassirya - Piazza Madama 11 - Roma - ore 15.30 - 18.00

Perché parlare di osteoporosi secondarie? Le motivazioni sono molte visto che tra malattie e farmaci sono oltre 50 le cause note di osteoporosi e le conoscenze continuano ad aumentare, dimostrando come la fragilità ossa sia espressione di numerose condizioni patologiche. 

Ne dobbiamo parlare per educare sia la classe medica che i pazienti. Riconoscere una causa di malattie può permettere di prevenirne le conseguenze. Parlando di prevenzione dell'osteoporosi non ci possiamo esimere dal riconoscerne le cause, visto che la prevenzione si bas sullo stile di vita, ma anche sul riconoscimento delle popolazioni a rischio, per le  quali è necessario attuare percorsi diagnostici e terapeutici ad hoc.

Un primo esempio è rappresentato dalla osteoporosi da cortisonici, una condizione nota ai clinici che fanno uso di questi farmaci e che oggi gode di una maggiore attenzione in termini i prevenzione. Perché se una adulto e purtroppo a volte anche un bimbo devono essere trattati on cortisonici si dovrebbero evitare le conseguenze negative di queste indispensabili terapie. Fortunatamente oggi esistono linee guida che aiutano il medico a gestire in maniera ottimale il problema. 

Ma cosa è disponibile per le altre decine di condizioni cliniche che vedono come complicanza l'osteoporosi? Poco o nulla e certamente non sono state stilate linee guida per il medico di medicina generale, il primo interlocutore in condizioni così variegate, tanto da non poter essere ricondotte ad un solo specialista.

Nel Convegno cercheremo di dare visibilità ad un'altra importante causa di osteoporosi, l'uso cronico di farmaci antiormonali in tumori responsivi agli ormoni sessuali. I numeri dei pazienti che giovando di queste terapie vede prolungata la propria sopravvivenza è in continuo aumento. Non deve sorprendere che anche i pazienti affetta da osteoporosi da terapie antiormonali siano anch'essi in proporzionale aumento. Ma diagnosticare una frattura da fragilità in un paziente oncologico può immediatamente tradursi in una prognosi infausta della malattia tumorale, quando invece è la fragilità intrinseca al tessuto  osseo la vera causa e non la metastasi. 

Per ottenere una maggiore riconoscibilità di questo problema è stato steso un Libro Bianco che dovrà servire ad aumentare la sensibilità dell'oncologo nei confronti dell'osteoporosi che inevitabilmente consegue alla terapia con inibitori dell'aromatasi in donne affette da tumore mammario. Siamo fiduciosi che questo primo passo, che ha visto la collaborazione tra oncologi ed esperti di malattie del metabolismo osseo, potrà facilitare il percorso diagnostico e terapeutico di coloro che devono affrontare un cammino impegnativo ed alle quali dobbiamo assicurare una ottimale qualità di vita.